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Damast sposa l’arte contemporanea come gesto rigenerativo. La collezione Yutori dell’artista Antonio Spanedda, opere in plexiglass tra luce e materia

Opere firmate da Antonio Spanedda raccontano il valore del recupero come atto creativo e relazionale, dando vita alla collezione Yutori (ユートリ), un termine giapponese che significa “spazio, margine, agio”. Questa filosofia invita a creare uno spazio di calma e tranquillità nella vita, rallentando il ritmo e trovando equilibrio interiore, in un perfetto connubio tra bellezza, funzione e memoria. Yutori, infatti, è più di un semplice concetto; è una filosofia di vita che invita a rallentare, a essere presenti nel momento, ad apprezzare le piccole cose e a coltivare la propria creatività. Implica la capacità di trovare gioia nelle azioni quotidiane e dedicarsi a interessi personali, connettendosi anche con la natura. In sintesi, è un invito a ritrovare il piacere di vivere, a rallentare e a creare spazio per sé stessi e per il mondo circostante.

Realizzate attraverso un gesto condiviso tra l’artista e Damast – un’azione concreta e poetica di raccolta dei materiali di scarto aziendali – le opere esprimono il concetto di rigenerazione: il recupero non come semplice riciclo, ma come possibilità creativa e simbolica. Le sedute sono strutture trasparenti dotate di un cuscino in resina che ingloba frammenti industriali e dettagli decorativi, con riferimenti stilistici alla precedente serie Message in a Bottle dell’artista. Ogni opera è ideata con soggetti visivi originali – paesaggi, visioni astratte, mondi immaginari – nati dalla sua personale interpretazione della realtà.

Le opere realizzate in plexiglass e arricchite con materiali provenienti dalle lavorazioni Damast e Vifra – azienda del gruppo specializzata in stampaggio materie plastiche – sono un esempio concreto di come lo scarto industriale possa essere rigenerato in valore estetico, narrativo e simbolico.

Damast porta a Cersaie 2025 non solo ricerca progettuale, qualità estetica e impegno ambientale, ma anche arte. Un’arte che nasce dal cuore dell’azienda, da sempre impegnata nella cultura del progetto e nel valore simbolico degli oggetti. La collaborazione con l’artista relazionale A. Spanedda, docente associato all’Accademia di Belle Arti Brera di Milano e all’Accademia Acme di Novara, nasce con un primo progetto nel 2021 che si è sviluppata in una vera e propria sinergia artistica.

Questa sinergia ha coinvolto Damast e la consociata Vifra – storica realtà di Invorio (NO) specializzata in progettazione, stampaggio e assemblaggio di materie plastiche- da cui è stata attinta la materia.

Ogni elemento della collezione è un pezzo unico, numerato e fuori catalogo, prodotto su richiesta e disponibile attraverso showroom selezionati.

Il progetto si inserisce nel concept dello stand Damast, pensato per interpretare il tema proposto da Cersaie 2025, che ruota attorno a tre pilastri fondamentali per l’evoluzione del settore: design, tecnologia e sostenibilità. Valori che Damast fa propri anche attraverso questa iniziativa speciale, trasformando lo scarto in gesto creativo e atto progettuale.

Presso lo stand saranno esposte tre opere che si integrano e dialogano armoniosamente con l’allestimento e arricchiscono la narrativa dei progetti aziendali.

“L’arte, si sa, non viene usata, ma solo esposta. Di solito. Noi vogliamo usare questa arte non solo come spazio fisico, come materia, ma soprattutto come spazio interiore. È una collezione di arte fruibile, dove l’attenzione non è sul riciclo, che è dovuto, ma prendere gli scarti ed elevarli ad arte li ripulisce, li sterilizza, rendendoli molto altro.” – dichiara Concetta Mastrolia AD di Damast.

Con questa iniziativa Damast non solo celebra 25 anni di #doccetteria, ma ribadisce con forza il suo legame con il design e l’arte contemporanea, proiettandosi verso il futuro con spirito libero, creativo e consapevole.

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